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E’ in dubbio che solo ai greci spetta il grande merito di aver trasformato il frutto della vite da semplice prodotto alimentare a merce di scambio e di aver legato il vino al culto di un Dio protettore della viticoltura, Dionisio, che come cita Euripide: “…. in dono al misero offre, non meno che al beato, il gaudio del vino ove ogni dolore annegasi”.

Per avere brevi accenni sulla produzione di vini dell’Apulia occorre arrivare a PLINIO il quale nel dare una classificazione dei vini italici al tempo dell’Imperatore Augusto, basata sulla loro qualità e notorietà afferma che tra i cinque vini migliori il “Falerno ed il Sorrentino” sono da classificare al secondo ed al quarto posto, ma cita anche il gradevole vino dell’Apulia, il “Trebula balliensis” e l’eccellente vino di Beneventum dal lieve aroma affumicato.

Anche poeti come TIBULLO e ORAZIO soventemente menzionavano vini apuli declamando tra le loro qualità la corposità e la forza.
Si viene quindi a riscontrare in questo periodo storico la presenza, sulla tavola dei romani del tempo di Augusto di vini apuli, ma non esistono fonti sicure di quando e come questi vini siano stati introdotti in commercio, né quali erano stati i vitigni di origine greca coltivati nell’antica Apulia, né tanto meno notizie di quali popolazioni provenienti dalla antica grecia abbiano avuto diretti contatti con gli abitanti della regione  e con quali di questi.

Esistono a tale proposito due ipotesi, l’una risalente all’epoca dell’avvenuta colonizzazione greca che sviluppò gli approdi marini lungo le coste tirreniche, l’altra che, risulta la più attendibile, risale alla presenza dei Fenici lungo le coste meridionali della penisola italica.

Si può stabilire, anche se non con estrema certezza, che il diffondersi della cultura vera e propria della vite e di conseguenza della produzione dei vini apuli, sia iniziata tra il VII ed il VI sec. a.C. attraverso contatti avvenuti sul settore sud- est  della penisola italica, tra i colonizzatori greci, provenienti dal Peloponneso, sbarcati sulle coste del Golfo di Taranto  ed i popoli Iapigi (Messapi, Paucezi e Dauni), cioè con i popoli abitanti il settore dell’antica Puglia oggi denominato: “Penisola Salentina”.

La coltura della vite fu prospera fin dal III e II sec. a.C. anche se in maniera molto primitiva.
La colonizzazione greca portò all’acquisizione di nuovi metodi che migliorando le tecniche produttive fecero sì che queste prosperassero sempre di più anche durante la dominazione romana.

I vini di Puglia sono sempre stati presenti sulle tavole delle antiche popolazioni italiche anche se considerati troppo forti e corposi.
Questa regione, pianeggiante e collinare presenta terreni calcareo-argillosi ricchi di ferro, molto fertili ed un clima mediterraneo caratterizzato da estati ventilate ed inverni miti.

Rappresenta in assoluto la regione con minore piovosità, per questo motivo la concentrazione alcolica è sempre stata una delle caratteristiche primarie e maggiormente valutate, ma anche una regione che, per moltissimo tempo, ha costretto i vini pugliesi   ad essere utilizzati come” prodotti da taglio”.
La Puglia ha sempre prodotto più vino di ogni altra regione italiana, arrivando a coprire il 17% della produzione nazionale, con la Sicilia è in competizione per il primo posto nella produzione di uva; purtroppo per abitudine acquisita nel tempo o per tradizione, la maggior parte del vino prodotto veniva spedito al nord per essere usato nella preparazione del Vermouth, oppure in Francia, in particolare nelle annate di bassa produzione o di scarsa qualità dei vini di detta nazione.

Solo in anni più recenti gli enologi pugliesi hanno iniziato a produrre vini che vengono imbottigliati sul posto e che bilanciano alla perfezione: bouquet, acidità, profumo, grado alcolico e densità.
I rossi pugliesi stanno così riportando alla luce caratteristiche insospettabili di intensità olfattive e accattivanti morbidezze.

Gli impianti ad alberello sono sostituiti in parte con quelli a spalliera o a tendone e le selezioni sui vigneti vengono condotte con estrema cura e sensibilità.
Un rosso corposo, della provincia di Lecce, il “Salice Salentino”, merita una particolare menzione: contiene principalmente uva Negro Amaro ed ha ottenuto un buon successo anche all’estero per l’ottimo rapporto qualità-prezzo.
L’Aleatico di Puglia si trova su tutto il territorio e viene prodotto anche nei tipi “riserva” e “liquoroso”.

Nelle vigne impiantate tra Bari e Brindisi si trovano degli ottimi D.O.C. quali l’Ostuni, lo Squinzano, il Salice Salentino ed il Brindisi rosso e rosato.
I vitigni maggiormente coltivati nella  regione sono:
– a bacca rossa: Primitivo, Negro Amaro, Uva Troia, Bombino Nero, Malvasia Nera, Sangiovese,  Barbera,  Aleatico;
– a bacca bianca:  Verdesca, Bombino bianco, Trebbiano, Malvasia bianca, Bianco d’Alessano.

Per lunghi anni in Puglia ha predominato la coltura delle Cooperative vinicole, ma con il quasi esaurirsi di sovvenzioni sia da parte del governo, sia da parte dell’Unione Europea, le Cooperative si sono trovate di fronte ad un bivio senza alternativa: o cambiare i loro metodi produttivi o rischiare il fallimento.
Le necessità di operare una tale scelta è stata indubbiamente una cosa che è andata a tutto vantaggio degli amanti del buon vino, dal momento che molte Cooperative hanno ridotto la produzione puntando sulla qualità e la tutela del marchio dei vini della Puglia.

In questi ultimi anni, proprio in virtù del cambiamento avvenuto nell’imprenditoria enologica pugliese, molti vini di questa regione stanno imponendosi sempre con più forza sul mercato italiano ed estero, ma esistono anche altri vini, meno conosciuti e  pubblicizzati che ancora faticano a trovare la loro esatta collocazione nel mercato ed il dovuto apprezzamento.

E’ una speranza comune per ogni italiano sia esso amante del buon vino, sia non avvezza al suo consumo, che tutti i viticoltori pugliesi continuino a perseverare nei nuovi metodi produttivi puntando sulla qualità e sulla tutela del nome riuscendo nel contempo ad introdurre, in maniera sempre maggiore, nel mercato, vini di alta qualità che possano, anche all’estero, tenere alto il nome della nostra nazione ed essere contraddistinti da un ottimo rapporto qualità-prezzo pur avendo qualità enologiche anche al di sopra di altri più noti da tempo e maggiormente pubblicizzati.

Dott. Arch. Renzo Ferri

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